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Basta condizioni di lavoro inadeguate! Le indicazioni del Nuovo Codice Deontologico
Crisi del Welfare, carenza delle risorse e delle condizioni di lavoro per gli Assistenti Sociali. Assenza di livelli essenziali delle prestazioni e insufficienza degli organici. Miglioramento del sistema e azione politica.
Come reagire alle carenze del Welfare?
Il Welfare italiano, dopo un recente passato di evoluzioni e investimenti, è entrato, da quasi vent’anni, in una fase di forte crisi, nella quale si assiste alla complessiva insufficienza delle risorse. Come assicurare, in questo contesto, la realizzazione di interventi di Servizio Sociale adeguati?
Il Nuovo Codice Deontologico degli Assistenti Sociali, in continuitĂ con i codici precedenti, ci chiede di non accettare passivamente condizioni che possono compromettere la qualitĂ del nostro operato. Occorre piuttosto reagire per promuovere un avanzamento dei livelli di tutela assicurati dal sistema.
«L’Assistente Sociale non accetta condizioni di lavoro che possano compromettere la qualità degli interventi»
A rischio di compromissione
L’Assistente Sociale «non accetta condizioni di lavoro che (…) possano compromettere la qualità (…) degli interventi». Il Nuovo Codice Deontologico dell’Assistente Sociale, approvato il 21 febbraio 2020 e in vigore dal 1° giugno 2020, affronta in questo modo un tema molto attuale: l’inadeguatezza delle condizioni di lavoro nelle quali come Assistenti Sociali siamo chiamati ad operare e l’influsso negativo che queste hanno sulla qualità del nostro operato.
La questione posta dal Nuovo Codice Deontologico ha radici lontane e sconta l’arretratezza e la debolezza dell’intero sistema delle politiche sociali italiane, ancora lontano – salvo eccellenze territoriali – dal raggiungimento di un grado adeguato di maturazione.
Sintomo e causa principale di questo stato di cose è la parziale e insufficiente definizione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, richiesti da quasi vent’anni dalla riforma del Titolo V della Costituzione, avvenuta nel 2001.
Una vecchia storia
Si tratta di una vecchia storia, il cui fronteggiamento ha caratterizzato fin da subito la deontologia degli Assistenti Sociali, tant’è che la richiesta di “non accettare tali condizioni compromettenti” è presente già nell’art. 37 del primo Codice (quello del 18 aprile 1998) e poi nell’art. 47 delle successive edizioni del 6 aprile 2002, del 17 luglio 2009 e del 17 dicembre 2016. Per ulteriori approfondimenti si suggerisce di visionare la tabella di comparazione dei precedenti Codici Deontologici dell’Assistente Sociale, nelle versioni dal 1998 al 2016, disponibile sul sito dell’ASit.
Il dovere di attivarsi
In conclusione, dobbiamo chiederci cosa, concretamente, significhi “non accettare le condizioni di lavoro” quando queste siano – come detto sopra – indicative di debolezze strutturali. Certo non può tradursi in un irragionevole quanto disutile invito alle dimissioni. E allora?
Numerose sono le strade per dare sostanza alla “non accettazione”. Tutte convergono in un’unica direzione: attivarsi per cambiare le cose, per migliorare il sistema. Ecco allora che come Assistenti Sociali siamo chiamati a segnalare le carenze ai decisori politici e istituzionali, a proporre le possibili soluzioni, ad attivarci in prima persona nella realizzazione di quanto di nostra competenza, impegnandoci a migliorare le modalità di utilizzo delle risorse esistenti e a favorirne l’ulteriore reperimento.
Autore
Marco Giordano
Direttore Scientifico del Centro Studi Affido
Docente Universitario di Servizio Sociale
Fondatore e Direttore Scientifico del “Centro Studi Affido” è Assistente sociale specialista e genitore affidatario, con oltre trent’anni di impegno accanto a bambini, ragazzi e famiglie fragili. Dal 2010 al 2020 è stato co-fondatore e segretario nazionale del Tavolo Nazionale Affido. A lungo, ha presieduto la federazione Progetto Famiglia. Ha partecipato ai lavori del tavolo ministeriale che ha redatto le Linee di indirizzo nazionali per l’Affidamento Familiare. ‍Docente universitario di servizio sociale presso alcune Università del Centro-Sud Italia (attualmente insegna all’Università di Bari “Aldo Moro” e all'Università di Salerno. Ha insegnato nelle Università : “Federico II” di Napoli, di Macerata, dell’Aquila, di Campobasso, di Cosenza, “Roma Tre”).
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